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martedì 22 giugno 2010

Portogallo scatenato: sette pere alla Corea del Nord

Un'orgia di gol. Alla faccia degli equilibri. A Johannesburg il Portogallo strapazza la Corea del Nord, a cui rifila sette reti andando a segno con sei marcatori differenti, con l'ex juventino Tiago autore di una doppietta.

La Corea del Nord regge per meno di un'ora, poi si scioglie come neve al Sole e cede di schianto, di fronte alla superiorità dei lusitani. La prima frazione termina con la formazione di Queiroz avanti solo di un gol, realizzato da Raul Meireles e i coreani combattivi e ordinati in campo.

Dopo il raddoppio di Simao all'8' del secondo tempo, saltano gli equilibri e inizia la pioggia di gol portoghese. Hugo Almeida, Tiago, Liedson, l'attesissimo Cristiano Ronaldo e ancora l'ex juventino Tiago non perdonano il malcapitato Ri Myong Guk.

Il passaggio del turno è ormai ad un passo, ma questo Portogallo dovrà confermarsi con avversari più probanti per verificare la propria forza.

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giovedì 17 giugno 2010

Poker dell'Argentina alla Corea del Sud: Maradona ipoteca gli ottavi di finale


A Johannesburg, l'Argentina di Maradona rifila un perentorio 4-1 alla Corea del Sud e ipoteca il passaggio agli ottavi di finale.

Tanti gol, spettacolo e una vittoria - seppur con qualche amnesia di troppo in difesa - che permette all'Argentina di confermarsi prima forza del girone B, a punteggio pieno dopo due giornate.

Agli uomini di Diego Armando Maradona serve un'autorete di Park Chu per sbloccare il punteggio contro i coreani che, soprattutto nella prima parte dell'incontro dimostrano quell'organizzazione di gioco che aveva permesso agli asiatici di battere in maniera netta la Grecia nella gara d'esordio.

Col passare dei minuti però il divario fra le due formazioni in campo si fa sempre più evidente e poco dopo la mezzora ecco il raddoppio albiceleste, firmato dal bomber madrileno Gonzalo Higuain.

Gara finita? Neanche per idea. Prima dell'intervallo ci pensa il "bavarese" Demichelis a riaprire i giochi, regalando il pallone Lee Chung per il gol che riapre l'incontro.

Ad inizio ripresa la Corea ha un sussulto d'orgoglio che, unito ad una serie di amnesie imbarazzanti della retroguardia argentina, rischia di portare la formazione asiatica al pareggio. Soltanto per un soffio Ki Hun non riesce a deviare il pallone alle spalle di Romero.

Scampato il pericolo, la premiata ditta Messi-Higuain decide di mettere la parola fine all'incontro. Al 32' Messi va a cercare il gol, ma trova dapprima la deviazione del portiere coreano, quindi quella del palo che favorisce però l'attaccante del Real, abile ad insaccare il pallone in rete a porta praticamente sguarnita. Due minuti più tardi, è ancora Higuain a trovare la via della rete, sfruttando un assist dalla sinistra di Aguero, innescato a sua volta dal fantasista del Barça.

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martedì 15 giugno 2010

La Corea del Nord spaventa il Brasile: poi Maicon ed Elano scacciano i fantasmi


A Johannesburg, il Brasile dei campioni fatica molto più del previsto per avere ragione di una commovente Corea del Nord, che si batte per tutto l’arco della partita con grande generosità e organizzazione tattica. Alla fine, i cinque volte campioni del mondo riescono ad imporsi per 2-1: Maicon scaccia i fantasmi ad inizio ripresa, poi Elano mette al sicuro il risultato. Del terzino Ji Yun, lo storico gol realizzato nel finale dai nordcoreani.

Il primo tempo è l’emblema di questo mondiale. Poche emozioni, tanta noia e soprattutto pochi gol. Ad eccezione della Germania, capace d’imporsi per 4-0 sull’Australia, per chi s’intende di scomesse questa diciannovesima edizione dei campionati del mondo si sta svolgendo all’insegna dell’under 2,5, ovvero che la somma dei gol realizzati dalle due formazioni in gara nell’arco dei novanta munuti sia inferiore a 3. La partita la fa il Brasile (e ci mancherebbe altro), ma la Corea del Nord si difende in maniera ordinata, chiudendo ogni varco a Kaka e compagni. La manovra carioca risulta sterile, mentre i nordcoreani riescono in contropiede a farsi vedere timidamente dalle parti di Julio Cesar. Si va al riposo sul punteggio parziale di 0-0.

La ripresa si apre con il Brasile più sbilanciato in avanti alla ricerca del vantaggio. Vantaggio che arriva al 10’, quando Elano serve Maicon sulla corsa e l’esterno dell’Inter sorprende tutti, compreso il portiere Ri Myong Guk, con un tiro-cross che s’insacca sul secondo palo, passando alle spalle dell’estremo difensore asiatico.

Il gol scrolla i brasiliani, che appaiono più sciolti e ritrovano sicurezza nei loro mezzi. La Corea del Nord lascia più spazi al talento degli uomini di Dunga che ne approfittano: al 27’ Robinho serve un pallone d’oro ad Elano, che di prima intenzione non fallisce il raddoppio.

Negli ultimi minuti, il c.t. verdeoro prova la stuzzicante idea di provare contemporaneamente i due terzini destri Maicon e Dani Alves, con l’esterno del Barça schierato davanti al campione nerazzurro. Il Brasile non affonda e la Corea del Nord viene premiata nel finale con il gol, storico, della bandiera realizzato dal 34enne Ji Yun, che batte Julio Cesar di sinistro dopo una bella azione corale.

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lunedì 14 giugno 2010

Olanda, vittoria opaca. Harakiri Danese


A Johannesburg, l'Olanda supera per 2-0 la Daniamarca nella prima gara del gruppo E, che sembra aver già trovato il padrone. Gara meno bella di quello che ci si aspettava, con i danesi che nel corso del primo tempo si difendono con ordine e addirittura fanno vedere qualcosa in più rispetto ai ben più quotati, e soprattutto attesi, campioni orange.

La prima frazione va in archivio a reti inviolate: la formazione di Van Marwijk non riesce ad esprimere tutto il suo potenziale, con Poulsen e compagni bravi a renderle difficile la vita, soprattutto nella zona nevralgica del campo.

La ripresa inizia con la frittata danese. Non un piatto tipico, ma l'erroraccio difensivo messo a punto dalla retroguardia biancorossa: cross di Van Persie, Simon Poulsen colpisce malissimo di testa e fa carambolare il pallone sulla schiena di Agger, beffando Sorensen. Sbloccato il punteggio, l'Olanda potrebbe chiudere subito dopo la pratica, ma Van Persie fallisce una ghiotta occasione da distanza ravvicinata.

Scampato il pericolo e sotto di una rete la formazione di Olsen prova a reagire, ma in fase d'impostazione la Daniamarca palesa tutti i suoi limiti e gli Orange ne approfittano. Dapprima Sneijder colpisce la traversa con una gran botta di sinistro da fuori area, quindi manda in porta il neoentrato Elia (subentrato a Van der Vaart) il cui tiro viene rimpallato sul palo da Sorensen e messo dentro dall'attaccante del Liverpool Kuyt.

Una vittoria che permette all'Olanda di partire con il piede giusto in questo girone. Aver limitato i danni contro gli olandesi, permetterà alla formazione scandiva di giocarsi la qualificazione con Camerun e Giappone.

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sabato 12 giugno 2010

A fatica, l'Argentina del Pibe batte la Nigeria


Una vittoria di misura per l’albiceleste del Diez nella gara d’esordio con la Nigeria. Per l’occasione il Pibe de Oro cambia look e, abbandonata la tuta, si presenta in panchina con abito e cravatta. Messi è strepitoso, ma deve rinviare l’appuntamento con il gol anche per colpa dell’estremo difensore nigeriano Enyeama - portiere dell’Hapoel Tel Aviv -, autore di almeno tre interventi strepitosi che tengono a galla la formazione africana, evitando il tracollo.

E dire che la gara s’era messa fin da subito sui binari giusti, grazie alla rete realizzata dopo soli 6’ dal fischio d’inizio dal difensore Heinze, abile a deviare in rete di testa una punizione calciata con il contagiri dalla brujita, Juan Sebastian Veron - apparso decisamente in palla nonostante le trentacinque primavere. Forte del vantaggio, l’Argentina aumenta il ritmo per cercare di chiudere il prima possibile l’incontro: Messi sale in cattedra, mettendo in mostra giocate strepitose. Alla fine gli mancherà soltanto il gol, per suggellare una prestazione d’altissimo livello.

In avanti sia il fantasista del Barça che Higuain non riescono a sfruttare due ghiottissime occasioni per raddoppiare e nel finale, la velocità e la prestanza fisica dei nigeriani finiscono per far soffrire Maradona e i suoi. Di sicurò un buon esordio per l’Argentina che però dovrà cercare di essere più cinica e concreta sottoporta nel prosieguo della manifestazione. Per la Nigeria c’è sicuramente da registrare la difesa sulle palle inattive e rivedere qualcosa in avanti: Oba Oba Martins, entrato nella ripresa, ha dimostrato di essere più pericoloso di Obinna e di questo forse Lagerback dovrà tenerne conto, a partire già dalla sfida con la Grecia.

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venerdì 11 giugno 2010

Sud Africa 2010, che bell'esordio


Una splendida partita per dare il via al Mondiale sudafricano. Meglio di così non si ci poteva aspettare da Sudafrica e Messico, le due squadre scese in campo alle 16.00 al "Soccer City" di Johannesburg, subito dopo la grande festa inaugurale. Il risultato finale ha detto 1-1, ma lo spettacolo in campo come sugli spalti non è certo mancato.

Il Messico gioca bene, ma non concretizza la mole di gioco costruita nel corso del primo tempo, quando un po' per imprecisione e leziosità dei propri attaccanti un po' per la bravura dell'estremo difensore sudafricano Khune non riesce a trovare la via della rete.

Ad inizio ripresa poi, come spesso e volentieri accade nel gioco del calcio, ecco quel che non ti aspetti. Spinti dal frastuono delle vuvuzelas, al 9' della ripresa i Bafana Bafana passano in vantaggio. Nonostante il nome da cartone animato, Tshabalala sfodera un sinistro preciso e potente che non lascia scampo al folkloristico portiere messicano, disastroso nelle uscite e poco efficace anche tra i pali. Johannesburg esplode di gioia: un'intera nazione è in festa.

Il Messico però non sta a guardare. La squadra di Aguirre accusa il colpo, si rimbocca le maniche e torna a macinare gioco. Dopo aver rischiato di capitolare per la seconda volta, dapprima quando Modise non risce a concludere a rete da distanza ravvicinata, quindi quando lo stesso funambolico esterno sudafricano viene fermato fallosamente in area di rigore al momento della conclusione a rete da Rodriguez. Quindi è il messicano Dos Santos a scaldare le mani all'attentissimo Khune, ma al 34' ecco il gol che salva il Messico. Su una grossolana disattenzione difensiva degli uomini di Parreira, Rafa Marquez raccoglie un cross dalla sinistra del neoentrato Blanco (al suo terzo mondiale) e di destra non lascia scampo al portierone dei Bafana Bafana, gelando il "Soccer City". Prima della fine altro brivido, con Mphela che sfugge al controllo di Osorio e Rodriguez e colpisce il palo. Ma il pubblico sugli spalti esulta. Comunque.


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Inaugurazione Sud Africa 2010


La tristezza prima della festa. Con la morte nel cuore, si apre la diciannovesima edizione del campionato del mondo di calcio, la prima organizzata in quello che i nostri antenati chiamavano continente nero, l'Africa. Nelle prime ore di questo venerdì di giugno una pronipote di Nelson Mandela, leader storico della lotta all'apartheid, è rimasta coinvolta in un incidente stradale, perdendo prematuramente la vita a soli tredici anni. In segno di lutto l'ex presidente del Sudafrica ha annullato la prevista partecipazione alla partita inaugurale.

La tragedia però non ha fermato lo show. La cerimonia d'apertura della kermesse continentale ha così avuto inizio poco dopo le 14.00, colorando il "Soccer City" di Johannesburg di fronte a oltre venti Capi di Stato. 1500 figuranti hanno raffigurato con balli e canti le tradizioni dell'Africa. Nel corso dello spettacolo è stato reso omaggio alla cantante Miriam Makeba, un'icona della musica africana. Tra i numerosi artisti che si sono esibiti il cantante algerino Khaled e uno dei più grandi trombettisti viventi, il sudafricano Hugh Masekela. L'assordante suono delle vuvuzela, le tipiche trombette sudafricane, ha fatto da sfondo a tutta la cerimonia. Una festa bella, ma semplice: ed è proprio la semplicità il valore preponderante di questo mondiale organizzato per la prima volta da uno stato africano, la semplicità di chi per anni ha dovuto lottare per sopravvivere non solo dal punto di vista fisico, ma anche morale, ingoiando bocconi amari e dovendo fare i conti quotidianamente con una dura realtà, una realtà che li considerava diversi.

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